"Cinquantasei anni dopo la sua esecuzione in Piazzale Loreto, a Milano, la figura di Benito Mussolini sta conoscendo un revival grazie ad un rinnovato e mai sopito potere di fascinazione". Inizia così un'interessante analisi apparsa sul quotidiano inglese "The Guardian" lo scorso 10 settembre. Rory Carrol, autrice del pezzo, si chiede se sia davvero in atto una riabilitazione della figura del Duce. "Tutto questo è segno di un cambiamento in corso nella società e nella politica italiana", afferma lo storico James Waltson: "la riabilitazione di un uomo che si è alleato con il nazismo, che ha condotto l'Italia in una guerra disastrosa, che ha perseguitato gli ebrei, non è quindi sorprendente". La Carrol fa alcuni esempi a sostegno di questa tesi: le guardie d'onore alla tomba, le effige fasciste e le foto di Mussolini che adornano prodotti, il boom dei viaggi nei luoghi mussoliniani, da Predappio a Villa Carpena, con souvenir e musei al seguito. E ancora, l'ex partito fascista nel Governo recentemente eletto: nelle sue fila la nipote di Mussolini "che negli show televisivi loda l'operato di suo nonno" e un Ministro, Mirko Tremaglia, che "va fiero di aver lottato per Mussolini durante la Repubblica di Salò". La giornalista si sofferma anche sul risultato di audience - tre milioni e mezzo di spettatori - registrato dall'intervista a una delle figlie del Duce, Edda, mandata in onda nelle settimane scorse su Rai Tre con un risultato sorprendente per un prodotto con poco appeal mandato in onda sulla rete pubblica minore. Gli Italiani oggi si concentrano sulle atrocità commesse dai tedeschi sul proprio territorio dopo il 1943, dimenticandosi degli eccidi commessi dalle proprie truppe nei ventun anni di regime sui civili in Africa e nei Balcani. "Il vero motivo per cui l'Italia non avrebbe perseguito fino in fondo in passato i criminali di guerra nazisti", continua la giornalista, "risiedeva nella voglia di preservare a sua volta i criminali di guerra italiani, che sono stati "protetti" dai governi del dopo guerra". Lo dimostrerebbero dei documenti ritrovati dagli storici Lutz Klinkhammer e Filippo Focardi: "i partiti anti-fascisti che hanno giustiziato Mussolini e legittimato la nuova Repubblica hanno cooperato insieme nella copertura dei responsabili per il bene dell'unità nazionale".