PROFONDO
NORD
Quant'è trendy Benito
Si è risvegliato l'interesse per il Duce. Con tanto di pellegrinaggi
di Bruno Manfellotto
I poveri vigili di Predappio fischiavano
e smanacciavano. Mai vista una folla così: traffico in tilt, automobili da tutt'Italia,
fedelissimi a piedi, in pellegrinaggio alla tomba del Duce. Indimenticabile
questo 28 ottobre, settantanovesimo anniversario della Marcia su Roma. Camicie
nere e fez, labari e saluti romani. E, nella lunga fila in attesa dinanzi alla
tomba dei Mussolini, nel piccolo cimitero di San Cassiano, anche un drappello di
skinhead e di ausiliarie della Repubblica di Salò. Non basta. Per la prima volta
una messa è stata celebrata anche a Villa Carpena, alla periferia di Forlì,
residenza preferita da Benito e donna Rachele, appena acquistata dal milanese
Domenico Morosini, grande collezionista di cimeli del Ventennio, per
trasformarla in un'attrazione turistico-culturale: un museo. A giudicare dal
vernissage, si prevede successo di cassetta.
Che cosa sta succedendo? Ha forse ragione il "Washington Post" quando s'allarma
perché la memoria del fascismo sta esplodendo nel subconscio italiano? Diciamo
che sta prepotentemente riemergendo. Almeno nel Profondo nord. Da quando la
Presidenza della Repubblica ha ridato visibilità al tricolore, le prefetture e
il Quirinale sono bombardati dalle richieste di sedicenti Brigate Mussolini,
Brigate Nere e simili, ansiose di partecipare alle manifestazioni di piazza con
Carlo Azeglio Ciampi. È successo a settembre a Gorizia, e a novembre a Solferino:
si sentiva puzza di strumentalizzazione ed è stato detto di no.
Ancora. È stato firmato a Brescia l'atto costitutivo del Centro studi e
documentazione sulla Repubblica sociale italiana che si avvale degli archivi del
maresciallo Graziani e dello storico Duilio Susmel e che avrà naturalmente sede
nella vicina Salò. Un intento revisionista? «Macché, e poi io sono di cultura
antifascista», mette le mani avanti l'assessore regionale alla Cultura, il
leghista Ettore Albertoni, grande sponsor di un'operazione che però qualche anno
fa sarebbe stata impensabile.
Antonio Caramaschi, invece, un vispo sessantenne che cura il partito di Pino
Rauti nel Cremonese, ha fatto appello a tutti i sindaci della provincia perché
intitolino una strada o una piazza a Benito Mussolini, statista. È giunta l'ora,
dice. Si attendono risposte. Atmosfera tesa anche a Trieste, dove la nuova
giunta comunale di centro-destra, dopo aver ricollocato nella galleria dei
sindaci in municipio il ritratto di Cesare Pagnini, podestà fascista nei giorni
della Risiera di San Sabba, prima ha ribattezzato in Comitato per la difesa dei
valori della libertà lo storico Comitato per la difesa dei valori della
Resistenza (mettendolo per di più alle dirette dipendenze del presidente della
Provincia, un uomo di An); poi ha licenziato i tecnici della commissione per la
toponomastica. Obiettivo, inaugurare al più presto una via Giorgio Almirante e
una via Almerigo Grilz, attivista del Fronte della gioventù. C'è ancora troppa
Resistenza in città, spiegano in Comune. A chi le strade? A noi!
b.manfellotto@gazzettadimantova.it
06.12.2001